ALCUNE CONSIDERAZIONE SU MUSICA,

IMMAGINE E STUDIO DEI SEGNI

 

 

Augusto Ponzio

 

 “L’uomo è l’unico animale capace di ascolto,

ma che generalmente riesce solo ad essere

 l’animale che parla e lavora!”

   

Un’occasione come quella di questo incontro intermediale in cui il visivo e la musica si incontrano  nel contesto di un seminario collegato con scienze dei segni,  come la

 semiotica e la filosofia del linguaggio, permette di fare alcune considerazioni sul rapporto tra queste cose che generalmente per inerzia, soprattutto in ambito “accademico” continuano ad essere pensate come separate. In primo luogo, bisognerebbe rivedere il concetto di immagine, generalmente collegata con il visivo, che permane erroneamente e in maniera arretrata  rispetto allo sviluppo scientifico nell’ambito della linguistica e della semiotica, visto che Saussure nel Corso di linguistica generale pubblicato postumo del 1916 parlava di “immagine acustica”. Con questa espressione si riferiva alla parte “significante” del processo segnico che, nel caso del segno verbale, sono fonemi, cioè delle astrazioni che delineano insieme l’immagine acustica della parola, per cui la riconosciamo.

            Per quanto riguarda la musica un aspetto importante del suo collegamento con il verbale non riguarda soltanto i generi poetici, dove musicalità, ritmo, scansione, metro entrano in gioco, ma anche i generi del discorso ordinario, del discorso in prosa, non solo nella sua raffigurazione letteraria, ma nella sua quotidiana “prosaicità”. In qualsiasi enunciazione viva  è fondamentale, per la realizzazione del senso, l’intonazione. Ogni enunciazione è sempre intonata, accentuata,  e da tale accentuazione dipende l’espressione e la comprensione.

            Il linguaggio musicale è stato fin ora quello più bistrattato dalla semiotica quando se ne è occupata.  Tra i campi della semiotica quello più carente o mal riuscito è la semiotica della musica. Ciò perché le categorie impiegate, sono quelle usate nello studio del verbale, categorie glottologiche, filologiche e fonologiche, a cui sfuggiva il collegamento visivo-verbale e quello musica-verbale. Ciò ha comportato varie forme di glottocentrismo e di fonocentrismo, per le quali la semiotica è stata concepita come applicazione di categorie precostruite sul modello del verbale (pregiudizialmente, perché filologicamente, inteso. Ricordiamoci che la filologia è nata come studio di lingue morte). Uno dei linguaggi più refrattari è quello della musica. Sicché oggi la possibilità di una semiotica della musica è la condizione stessa della possibilità della semiotica in generale, perché il segno musicale può costituire il banco di prova su cui verificare il modello di segno in generale. Se la semiotica non riesce ad essere una semiotica della musica è fallita.

            Ciò anche perché la musica è fondata sull’ascolto. L’ascolto è nella nostra forma sociale piuttosto carente (“piuttosto” è un eufemismo). La nostra è una società del visivo,  Quando si dice questo si pensa a società dell’immagine, per l’equivoco di cui ho parlato all’inizio, e si pensa alla preponderanza del visivo in riferimento al segno verbale orale e alla scrittura. Invece la preponderanza del visivo si realizza nella nostra società in rapporto all’ascolto.  Questa prevaricazione del visivo sull’ascolto è anche prevaricazione del parlare nella forma scritta e orale. Tutti siamo d’accordo sulla libertà di parola. La questione centrale di oggi è invece la libertà di ascolto: generalmente siamo impediti all’ascolto, anche nel senso di una vera malformazione, di una menomazione, tanto siamo stati educati al non- ascolto (pensate che addirittura “ascolto” viene stravolto nel senso di “ubbidienza”!), dal rumore assordante della comunicazione dominante interessata a impedire l’ascolto, al punto che la nostra libertà, di parola senza ascolto, è completamente funzionale alla riproduzione della prevaricazione sulla disposizione all’ascolto da parte della comunicazione dominante, basata soprattutto sul visivo (visivo anche verbale). La musica richiede come cosa imprescindibile l’ascolto, la libertà di ascolto. Bisognerebbe decidersi di  rivendicare  il diritto all’ascolto.

            La semiotica, la principale scienza dei segni, dovrebbe in questo senso diventare musicale, musicale anche nel senso di basata sull’ascolto. E come principale scienza umana, visto che il suo compito è definire l’oggetto su cui tutte le altre scienze umane lavorano, cioè il segno, dovrebbe anche rendere effettivamente “umano” l’approccio ai segni, non solo a livello teorico, ma anche nel comportamento pratico, come abito della vita umana, facendo che questa capacità specificamente umana, l’ascolto, (l’uomo è l’unico animale capace di ascolto, ma che generalmente riesce solo ad essere l’animale che parla e lavora!) ”oggi “piuttosto” impedita possa divenire consuetudine. Ecco l’importanza della musica e del visivo, preso, catturato nella musica, reso musicale.

  

“Dia log box. Seminario sulla musica elettronica e le arti digitali”, Dipartimento di Pratiche linguistiche e analisi di testi - Dottorato di ricerca in Teoria del linguaggio e scienze dei segni, Università di Bari.