BAUDELAIRE

Trad. di Augusto Ponzio, 31 luglio 1996

 

 

L’albatro  

Sovente, per svagarsi, la gente d’equipaggio

Degli albatri cattura, uccelli ampi dei mari,

Che seguono, indolenti compagni d’ogni viaggio,

La nave scivolante su per gli abissi amari.

 

Sui legni del pontile poggiati non li han neanche,

Che quei re dell’azzurro, maldestri e vergognosi,

Pietosamente lasciano le loro ali ampie e bianche

Ai lati strascinarsi qual remi inoperosi.

 

L’alato viaggiatore com’è fiacco e impacciato,

Quant’è comico e buffo, lui tanto bello prima;

Da un tal con una pipa il becco è tormentato,

E un altro zoppicando lui che volava mima.

 

Al principe dei nembi che sta con la tempesta

E ride degli arcieri, il poeta è somigliante;

A terra fra i clamori, solingo se ne resta,

Gli intralciano il cammino le sue ali da gigante.

 

 

 

 

L’Uomo e il Mare

 

Il mare,  libero uomo, per sempre avrai tu caro!

Il mare che a mirarsi la tua anima asseconda

In questo suo  infinito risvolgersi dell’ onda;

Né l’esser tuo sottende abisso  meno amaro.

 

Immergerti ti piace  nell’ immago tua  stessa;

Abbracci di occhi, abbracci  di  braccia, ed il tuo cuore

Talvolta può  distrarsi  dal suo proprio rumore 

In  questo lamentarsi di  voce acre e irrepressa.