COMUNICARE ORDINARI-ASSOCIATI

 

La musica non cambia di Augusto Ponzio

 Il titolo non si riferisce all'ultimo Cd di Peter Avanti, "Ordinari e Associati", che è tutt'altra musica, e cui purtroppo non possiamo dedicarci qui, presi come siamo da questioni ben più serie: i concorsi universitari.

Ne abbiamo viste: ­"Settori disciplinari" ritagliati su misura di potenziali commisari dei relativi concorsi e dei loro candidati da "portare". ­"Vincitori di passaggio", che vincono in un settore diverso da quello di appartenenza e poi vi fanno ritorno. ­Serio pericolo di ricorso per la scandalosa eliminazione di un candidato a conclusione del concorso in un settore disciplinare e conseguente suo riconoscimento come vincitore nel concorso, ancora "aperto", in altro settore. ­Riapertura dei termini già fissati sulla G.U. per un bando di concorso e modifiche del medesimo inserendo un posto in un settore disciplinare diverso da quello in cui compariva nel bando originario affinché un certo cadidato potesse avere giudici più favorevoli e concorrenti meno pericolosi. ­Aggiramento della legge che impedisce di essere due volte di seguito commissario nel concorso di una stesso settore disciplinare con l'alibi che non è più "lo stesso" una volta che è cambiato il numero o la lettera che lo indica: è come se il vostro numero civico da 25 diventa 26 o 25A e dite di aver cambiato casa, anzi chiedete al comune un risarcimento per le spese di trasloco. ­Ricomparsa non solo di stessi commissari in due successivi concorsi, per giunta di chi nel precedente era stato presidente di commissione, ma ora anche in compagnia di coloro che ne erano risultati vincitori. ­Aggiunta a un precedente bando di concorso a posti di professore associato ("associato" è spesso preso alla lettera, in termini di clientelismo e affiliazione) di ben 158 posti riservati a cittadini italiani in possesso del seguente requisito (decreto ministeriale 9 ottobre 1990): aver svolto per tre anni attività di ricerca, presso università o qualificati centri di ricerca stranieri! So di un tale che, vincitore di un posto riservato del genere, non aveva fatto in tempo ad accomodarsi sulla sedia di associato che il commissario che "lo portava", ripresentatosi nell'immediatamente successivo concorso per ordinario, lo proponeva, con successo, professore ordinario. ­Ecc.

E ne vedremo, con i nuovi concorsi universitari previsti dalle nuove "Norme per il reclutamento dei ricercatori e dei professori universitari di ruolo" (27 gennaio 1998).

Secondo tali norme, in base al principio dell'autonomia degli atenei, è trasferita a questi ultimi la competenza di indire i bandi ed espletare le procedure dei concorsi. I commissari, dello stesso settore disciplinare o di settori affini relativamente al bando, saranno un professore di ruolo nominato dalla facoltà presso la quale deve esssere coperto il posto, e, nel caso si tratti di posti di ricercatore, un professore associato o ordinario e un ricercatore di ateneo diverso; nel caso di posti di associato, due professori associati e due professori ordinari di ateneo diverso; nel caso di posti di ordinario, quattro professori ordinari di ateneo diverso. I commissari esterni sono eletti dalla corrispondente fascia di docenti appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando o a quelli affini .Non c'è più il "caso" (il sorteggio) che stando a Cage potrebbe apportare qualche imprevisto nella solita musica. Per i concorsi a posti di ricercatore la commissione deve indicare un vincitore; per quelli di ordinario o di associato, due idonei. L'ateneo che ha bandito il concorso può nominare o non nominare uno dei due idonei, restano tali per tre anni. Le università che hanno bandito il concorso ma non nominato i relativi idonei, e quelle che non hanno bandito il concorso possono nominare in ruolo per chiamata i candidati risultati idonei in altre sedi universitarie per lo stesso settore. I posti per i quali non sia stato chiamato nessun idoneo possono essere rimessi a concorso dopo due anni. E fatto divieto essere commissario per lo stesso settore e per la stessa fascia prima che sia passato un anno.

Ma con quali criteri gli atenei decidono di bandire posti di ordinario, o di associato, o di ricercatore? Con quali criteri vengono concessi posti alle facoltà? Con quali criteri le facoltà decidono di bandire un concorso per un settore disciplinare piuttosto che per un altro? Le nuove norme non lo dicono. Per evitare di far dipendere il "reclutamento" dei ricercatori e lo loro carriera e quella dei professori associati da questioni del tipo: il "peso" delle facoltà, per esempio quelle "scientifiche" rispetto a quelle "umanistiche", il maggiore o minore "affollamento" dei corsi, la "spendibilità" dell'insegnamento a seconda del punteggio assegnato alla disciplina (v. la proposta Martinotti di innovazione della didattica universitaria), l'utilità rispetto al mercato del lavoro di un certo settore disciplinare, oppure la convenienza, per questioni di costi, di due posti di ricercatore, poniamo, piuttosto che uno di associato, anche perché per affidamento con due ricercatori si possono coprire gratuitamente due discipline: per evitare tutto questo (ammesso che lo si voglia ancora evitare) forse sarebbe stato meglio pensare alla possibilità di concorsi idoneativi a carattere nazionale comprensivi di tutti i settori disciplinari previsti nell'università italiana e di tutte le fasce, in riferimento ai cui risultati le università e le facoltà potrebbero avere un altro criterio, più "scientifico", di scelta nell'assegnazione dei posti ai diversi livelli, settori e facoltà e nel nominare in ruolo.

Ma c'è un ostacolo insormontabile: quello del "potere" accademico, che è il potere del "ruolo". Sotto questo punto di vista, questa piccola cosa dei concorsi universitari è sintomatica di una sindrome diffusa: dell'essere ordinariamente in ruolo, del non riuscire a vedere e a vedersi fuori-ruolo (in questo senso ordinari si nasce). E non c'è maggiore ostinazione, parossismo, accanimento del caso in cui, come in questo, si tratta di esercitare e difendere un potere che è un potere completamente vuoto.